Dicono di me/Interviste

INTERVISTE

John Cabot University (in inglese)

 

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Comunicato stampa

È disponibile in libreria e nei maggiori canali di distribuzione online (Amazon, IBS, Feltrinelli, Libreria Universitaria) il libro dell’esordiente Claudia Delicato dal titolo “Una Cena” (Seme Bianco ed., €10,90). Un delicato scorcio di una giornata in cui la vita di quattro membri famigliari si sta per ricongiungere, in vista di una cena. Tale evento sarà motivo per le due protagoniste, madre e figlia, di rivivere quelle emozioni che forse non pensavano più potessero riaffiorare: si renderanno però così conto che difficilmente l’inconscio supera ciò che la mente tenta di cancellare.

 

E nel frattempo, ho scritto un libro.

«Ma dai, e di cosa parla?»
Come mi chiamo?
«È…una storia»
Bananescimmiedischivolanti.
«Racconta della preparazione di una cena tra membri di una famiglia le cui distanze e avvenimenti ne hanno danneggiato i rapporti. Si renderanno conto che il passato non è cosi’ facile da dimenticare…»
[…]
«Ne sto scrivendo un altro, sarà più bello».

Lo potete acquistare in libreria e online, quindi rimanendo comodamente in pigiama.

Home is where the sun is

Mi sono trasferita da poco, in una casa poco distante da quella dove ho abitato con il mio ragazzo per un anno. Sempre di Gent, sempre del Belgio parliamo (strana questa maniera di descrivere la mia residenza, come che la consideri una fase da dover concludere).

E’ una casa più piccola, meno sicura (al piano terra, vicino ad un parcheggio), più costosa.

Ma è moderna, i soffitti alti, le porte finestre giganti, da dove riesce ad entrare quella luce che mi sembra impossibile possa arrivare fino qui al Nord.

Perché la luce bella era quella che entrava nei pomeriggi pigri della mia prima adolescenza, quando non c’era molto altro da fare se non guardare serie televisive di bassa qualità, inzuppando Pan di Stelle nel tè freddo (provare per credere). Quella luce poteva essere solo a Roma, quando a settembre andavo ancora al mare perché fa caldo ed è il mese con i tramonti più belli.

La casa precedente era stata, centinaia di anni fa, un monastero. Anche in nome della strada lo ricorda: Zwartezustersstraat. Via delle sorelle nere. E l’accademia d’arte hipster alla fine di essa ha una piccola madonnina sopra alle cinte murate che la circondano.
Ed è “bella, bella davvero”, con quelle travi di legno possenti che attraversano il soffitto e la vista sui tre campanili di Gent; ma ci si cammina facendo rumore poiché i pavimenti scricchiolano, anche loro non di certo giovanissimi, e lasciano passare vento, odori, polvere.

In passato ho abitato temporaneamente in tende, caravan, cantine, pub abbandonati, barche non più in funzione, credo anche in un paio di bagni ( per una notte soltanto, intendiamoci). Non mi sono tirata indietro a nulla. Mi sono sempre facilmente adattata.

Ma l’altro giorno, seduta sul divano di questa nuova casa, indecisa se fare capolino nel giardino per afferrare gli ultimi raggi di sole, ho ripensato ai biscotti al cioccolato nelle bevande zuccherate e agli episodi visti cento volte. Ho perso entrambe le abitudini, ad essere sincera.

Ma avendo notato questo, avendo notato il sole, mi sono resa conto di trovarmi a casa.

 

S. – II

S.
You know about her from this article.
She might appear lost. The holes in her one-week worn blouse suggesting negligence; remissness; having given up. She orders another red wine. Wjintje, as the Flemish dialect goes. We obey; the glass appears next to the two already standing in front of her.
I have piety for her. The superiority that accompanies every person’s eyes when meeting her figure, her state, has reached me as well.
But I try to shake it off when finding a place next to her. Not literally, since even if she is a very big, swollen woman, she gives me the idea that she can be knocked down from my simple breath; a sentence sounding like an order; a critique.
And I sit by her side, as she loves the sight of the pedestrians walking in front of her.
It has been a couple of beautiful months in Belgium: sunny, warm. We have been talking about how pleasant the weather is. Such small talk, chatting about the weather.
But then suddenly, she will affirm it; she does not show, but she is aware of it. That she needs help.
I nod. I just do that, after years I’ve known her and understanding that what she says is true, but also a promise she will never keep.
And then, she would say:
«Summer is nice» and she often accompanies this sentence with a small wave of her puffed hand «But then the winter comes back».
And I nod again, this time to myself.