Numero 1

C’era un tavolo In quattro spazi bianchi.
C’era un poeta
che pizzicava corde d’argento
attorno al tuo dito.

C’erano i limoni che non hai mai colto,
gli infusi dell’Oriente allo zenzero,
C’era un rogo acceso
sotto al tuo epidermide.

Ora vive il suono del tuo tuono
di quando sbatti le ciglia.
Un presagio di stormi
che si liberano sopra ai tuoi occhi
e planano nuovamente al principio delle tue guance,
scaricando bisacce di sale.

C’erano loro,
adesso ne rimangono delle scatole vuote,
Ne ridi come ridevate un tempo
racchiudendo pasta e pistacchi,
Verdure e rifugi,
Ricordi e malesseri.

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