Numero 16

Occhi di sangue a furia di scriverti
falangi mangiate a furia di pensarti.
Ogni momento morto
vedevo il tuo riflesso sui denti smaltati
e la tua ombra negli angoli dei locali.
Stringendomi i pugni sulle cosce,
recitavo maledizioni affinchè sparissi.

Guardandomi attorno non c’erano che tue proiezioni
distorte, lontane, vicine, recenti.
Ogni volta che faceva male
mi coprivo con i capelli
e ti consumavo con cicli di pentimenti.

Ti ho trovato in un cappotto giallo,
lasciato lì da mio padre.
Ti ho mostrato a palmo aperto ai suoi occhi,
le iene che deridono il loro stesso banchetto,
anche lui si è morso le carni
ed è restato in silenzio.

Sono rimasta sul bordo ad aspettare,
occhi chiusi, la nausea e la bile
a scacciare i ricordi, a inghiottire acido,
a consumarmi le gengive.

Rimaneva l’alone,
un cerchio imperfetto sbafato di arancio,
ma ora, con mani di ferro
ti sollevo sopra le quercie,
più in alto dei nastri di luce
e ti lascio cadere.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s