Perchè la modalità “in riunione” non esiste più

Oggi sono andata ad un incontro di lavoro. Ho dovuto prendere il treno, e una volta arrivata in una stranamente non soleggiata cittadina del Mezzogiorno ho chiamato il mio referente per l’appuntamento sul cellulare.
«Scusa sono in riunione, un quarto d’ora e mi trovi in ufficio»
Seduta di fronte ad una di quelle scrivanie laccate in legno chiaro, nell’attesa mi sono trovata a fissare il mio cellulare. Un grosso Samsung 7 Edge sul quale schermo si può ben osservare il sorrisone del mio ragazzo mentre gli stampo un bacio sulla guancia. Non molto professionale, forse.
Pensare alla professionalità, ai colloqui di lavoro, agli uffici, sono passata a riflettere sulla modalità “riunione” sul cellulare. C’è qualcuno che la usa ancora? Nessuno, appunto. Credo non esisti più.
E mi ricordo che quando ero piccina, agli arbori della popolarizzazione dei cellulari alla fine anni novanta, sfogliavo riviste che proponevano con enfasi cellulari dagli schermi minuscoli, cellulari con antenna, cellulari dai wallpaper animati. Il mio preferito era uno di quelli piccolissimi dallo schermo rettangolare, in cui al massimo ci potevi leggere una linea di messaggio, la scocca color grigio leggermente sfumato sul lilla. Me lo immaginavo all’orecchio di un’intraprendente donna d’affari, la quale discuteva con quel suo collega altrettanto giovane e attraente di qualche azione da comprare mentte seduva al tavolino di un bar. Ovviamente sorseggiava un caffè e una spremuta d’arancia: essendo una donna d’affari sapeva bene che il primo investimento da fare fosse sulla propria salute.
Che era questo che erano i cellulari, all’inizio. Designati per donne e uomini da casual friday, donne e uomini da corsa la domenica mattina al parco, donne e uomini benestanti da tapis roulant di fronte ad un’enorme finestra sui grattacieli di Milano – forse ho visto troppe volte 1992.
Non sono sicura potessi immaginare tutto questo nel dettaglio all’epoca, dovrò aver avuto a malapena 7 anni. Il termine “riunione” aveva un sapore molto più misterioso e confuso di come lo possiedo oggi. Oggi che sono coscente che tale modalità si chiama semplicemente “silenzioso”, perchè le generazioni dei cellulari in decoltè e cravatte è stata progressivamente sostituita da quella degli smartphone per profili Instagram, influencers e avocado toast.

Non sento di preferire nessuna delle due: ma ci penso, di come sono cambiati i cellulari, di come si sono inesorabilmente insinuati nelle nostre vite e non solo professionali. Di come ci dicono come vestire, che musica ascoltare, cosa mangiare. Ma li uso anche io. Nessun ipocrisia. E sono talmente tanto assorbita da questi pensieri che quando la persona che attendo arriva in ufficio, ricevo un messaggio rumorosamente sul mio Samsung sul quale ho dimenticato di attivare la modalità silenzioso.

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