Herinneren

Tum, bam.

Passo.

Tum, bam.

Passo.

Tum, bam.

Passi, i piedi incerti sul terreno sdrucciolevole.

Tum, bam.

Passo, crollo ad ognuno.

Tum, bam.

L’epressione contrita sotto il ciuffo biondo – perfettamente liscio, quello delle donne fiamminghe.
Donne perplesse perché non ricordo la parola “ricordare”, e mi punto alla testa con il dito.

Tum, bam.

Freneticamente,

Tum, bam.

L’esplosione dei passi muti sul selciato,

Tum, bam.

Il frastuono delle parole che si accavallano,

Tum, bam.

“Herinneren”.

Occhieggio di sbieco il gruppo di ragazzi che urla sopra delle birre, pensano sia più vecchia della mia età.

Sarà il cappotto lungo.

Saranno i miei occhi acquosi, i segni sconosciuti attorno alle palpebre, le ciglia corte.

Sarà che mi stringo la borsa al petto, nonostante sia perfettamente al sicuro.

Tum, bam.

Saranno le sabbie mobili che mi inghiottono.

“So you want them shorter?”

Ma il taglio non sarà giusto, la parrucchiera con l’espressione contrita mentre smuove i miei capelli, nella speranza di farli diventare lisci.

Tum, bam.

“Het imperfectum, je moet dat meer oefening…”

L’insegnante di fiammingo che mi consegna il compito, sorridendo al prossimo alunno.

Tum, bam.

Per fortuna portiamo le maschere.

Tum, bam.

Anche lei ha i capelli lisci.

Tum,

Tumtum bam.

E la strada é sdrucciolevole e ci sprofondo ad ogni passo.

E mi conforta il pensiero di gravitare lontano, verso il centro della terra.

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