Pavimento

Ho bisogno di sedermi. Ma a terra, sul pavimento.

Sedersi a terra rende immediatamente tutto così genuino, così più vero, d’altronde siamo con i piedi a terra quando siamo delle persone oneste, e forse perché la terra è il luogo a cui dobbiamo ritornare assieme alla polvere quando moriamo, e quando sono sul pavimento sono vera e onesta come quando ero da bambina, che a terra mi ci si sedevo perché forse mi era più vicina al petto.

Ma sedersi sul pavimento era trasgressione se alla fermata del treno, “è sporco!” mi diceva mia madre e potevo sedermi solo al sicuro della mia stanza, circondata dai giochi e la televisione e le biglie e le Barbie per terra, anche se la vedevo tutta la polvere sotto il letto e le travi del pavimento mancanti e i fili aggrovigliati attorno alla presa elettrica, ma in fondo la mia casa aveva mura angoli soffitti scrivanie e pavimenti al contrario di quella canzone che mi rendeva tanto triste mentre parlava di una casa bella davvero, ma forse a tali questioni non davo molto peso a quell’età – quale età?

E ora quando mi siedo a terra lo faccio delicatamente, con lo stesso timore che possa essere sgridata, anche se la polvere l’ho aspirata con foga ieri notte fino alle due e la Barbie è quella che voglio replicare sul mio corpo così che anche stasera la cena ha lasciato il posto ad un’intera bottiglia di Nero d’Avola e ora ho paura di cadere a terra come il pavimento fosse cosparso di biglie, e le voci le sento in testa come fosse sintonizzata su un canale che non ho voglia di seguire.

Cosi’ che mi siedo sul pavimento.

Come se fossi una bambina, almeno per un po’.

At the fastest pace

Superficial magazines, poorly distributed
Evenly, around the moulded bench
Headlines about anything different,
And nothing that was about to happen.

I was encountering my nightmares
And they were hands I could shake,
The validation of a pair of eyes
The same colour of the shadow swallowing them.

Scraping the bottom of one barrel,
The print on a shirt I imagined to tear up,
Dressed by the lady I didn’t want to be friends with.
The lips were numb against the wind
– and the cold,
and the silence.

I yelled at you,
As you were the only face to see.
But mine were the legs that wandered at the fastest pace,
Finally surrendering at the perimeters of a seat.

And again I waited,
Tracing the rituals of my curse,
For the heartbeat to pass and for you to be back,
To return to the nightmares.

Quite yet, yet it disappeared

Would there ever be 
Ever, not soon
Enough plasticity of the mind
Allowing one – me – to figure out
Each one of the weapons?
I believed it firmly,
It felt no harm,
It carried no shame.
I could have battled
Many more million years.
And yet-
Quietly,
You were there plenty
And quietly,
You were not enough of.
I haven’t noticed the exact,
Precise moment

Silly me!

As you unfolded,
Waned
When I was looking elsewhere,
When I wasn’t ready
Quite yet.