Herinneren

Tum, bam.

Passo.

Tum, bam.

Passo.

Tum, bam.

Passi, i piedi incerti sul terreno sdrucciolevole.

Tum, bam.

Passo, crollo ad ognuno.

Tum, bam.

L’epressione contrita sotto il ciuffo biondo – perfettamente liscio, quello delle donne fiamminghe.
Donne perplesse perché non ricordo la parola “ricordare”, e mi punto alla testa con il dito.

Tum, bam.

Freneticamente,

Tum, bam.

L’esplosione dei passi muti sul selciato,

Tum, bam.

Il frastuono delle parole che si accavallano,

Tum, bam.

“Herinneren”.

Occhieggio di sbieco il gruppo di ragazzi che urla sopra delle birre, pensano sia più vecchia della mia età.

Sarà il cappotto lungo.

Saranno i miei occhi acquosi, i segni sconosciuti attorno alle palpebre, le ciglia corte.

Sarà che mi stringo la borsa al petto, nonostante sia perfettamente al sicuro.

Tum, bam.

Saranno le sabbie mobili che mi inghiottono.

“So you want them shorter?”

Ma il taglio non sarà giusto, la parrucchiera con l’espressione contrita mentre smuove i miei capelli, nella speranza di farli diventare lisci.

Tum, bam.

“Het imperfectum, je moet dat meer oefening…”

L’insegnante di fiammingo che mi consegna il compito, sorridendo al prossimo alunno.

Tum, bam.

Per fortuna portiamo le maschere.

Tum, bam.

Anche lei ha i capelli lisci.

Tum,

Tumtum bam.

E la strada é sdrucciolevole e ci sprofondo ad ogni passo.

E mi conforta il pensiero di gravitare lontano, verso il centro della terra.

Numero 28

Ti penso mentre quest’areo discende,
infrange l’immensità di bianco fuori al finestrino,
il ronzio delle turbine mentre planiamo verso le chiese barocche,
sotto quella canzone che ascoltavo poggiata sulla tua clavicola.

Ti penso e con te il ricordo della strada battuta di fronte al cancello di casa tua,
quel giorno che avevo paura ci saremmo lasciati,
m’immaginavo legarmi contro le grate,
accendermi una sigaretta perché mi sarebbe venuto il vizio,
gridare contro i tuoi genitori,
tuo fratello,
il tuo cane,
tutti esterrefatti, che in fondo gli piacevo.

Ora ti guardo,
i miei occhi discendono sul caffè bollente che mi porto alla bocca,
grazie al cielo mi brucia la lingua
così da non poter fare altro se non osservarti
e sorriderti.

Numero 26

Primavere.
Mi ricordo un sacco di primavere.
Come se da bambini non si facesse altro che far uscire il sole, ogni pomeriggio, di ogni domenica, a scavare la coppetta del variegato all’amarena, a farsi arrivare la gonna in faccia in un tentativo vano di fare la ruota, a calpestare il biancospino in sua parte, in petali, quelli a terra, trascinandone il profumo.

Sembrava davvero ce ne fossero un’infinità, di primavere.

Numero 25

La tua mano è la mia terra
e le sue pieghe le galassie sopra di me

E allo stesso tempo una nube mi affanna
e un’ideale mi splende dentro

Ricci freddi, sono cacao sulle labbra
in un vicolo umido

Partiremo domani, il mio corpo ancorato qui
la mia mente cavalcherà via

Numero 22

La luce si disperdeva ritmicamente
battendo la pelle lucida
battendo il sole arrabbiato
e la terra nera
e i tuoi gridi di vittoria

Hai sperato il tuo nome non venisse chiamato
e il tuo destino non ti venisse offerto
che era più semplice rimanere nell’ombra
e lamentarsi e gemere…
e vederti andare via
e impolverirsi insieme al cretonne
e piegarsi insieme al legno bagnato

perdi ancora qualche lacrima
aspettando l’alba
che ti culli
come una madre
come una coperta
come una musica.

Numero 20

La donna sopra le nuvole sognava acqua frizzante
Saltava nel bricco ubriaco
E ne usciva insieme ai mille altri pesci

Quando poi faceva buio
Si rintanava dentro la bocca della Murena
Con la testa dietro ai denti,
Perché non la decapitasse.

 

Numero 18

Non guardarmi
cerca altro caffè
e riempitene i lobi;
durerà fino alla prossima dose.

Non guardarmi
passami una mano
sulle gambe
e mostrami la mia carta.

Non guardarmi
profuma le parole
circonda gli sguardi
scava la polvere.

Non guardarmi
sono le gambe di un’altra
un sorriso pieno come il mio
quando mi ami su un cuscino
mi incornici le guance
e mi mordi per tenermi a terra.

Non guardarmi
quando mi aggrappo al cornicione
con le iridi verso il sole
il cuore lontano
ti urlo muta
mentre i tuoi occhi
sui suoi occhi
non li vedo più.