S. – I (italiano)

NB: Anche questa è un’altra traduzione di un precedente post originalmente in inglese.
Che mi dispiaceva non tradurlo anche in italiano.

See you, ops, A presto.

∫∫∫

Ho lavorato a lungo in un pub irlandese. Spesso mi trovo a ritornarci, poiché il mio ragazzo ne è il manager (molto in gamba). Lo so, posso immaginarlo cosa stavate invece pensando: che mi piacesse un po’ troppo la Guinness. Come darvi torto, è questa la motivazione in fondo per cui esistono i pub anglosassoni, a parte il miglior posto dove poter rimediare un croccante fish&chips: del poter bere alcool dalle 10 del mattino.

 

C’è una signora che ho conosciuto lavorando lì.

S.

È la cliente più affezionata: in altre parole, è un’alcolista. Vino rosso, per l’esattezza. Il suo consumo giornaliero ammonta a circa 12 bicchieri, più o meno tre bottiglie (le porzioni belga sono abbastanza generose): nonostante ciò, non ordinerebbe mai una bottiglia intera, in una volta. Lo sorseggia piano, ma incessantemente, per tutto il tempo che è seduta nel locale – molto spesso, tutto il giorno. Il più delle volte, fissa il nulla. Occasionalmente al mattino, quando ancora un po’ fresca, sfoglia la copia gratuita del giornale locale. Ma non saprei dire se sappia chi sia attualmente il Primo Ministro del suo Paese.

 

Non la biasimo, ho anche io le mie ossessioni, le mie dipendenze, come tutti. Diverse, certo. Soprattutto dalle sue, di S.

A proposito, lo so qual è il suo nome per intero. Ricordo quando iniziai a lavorare al pub, la chiamavamo “la signora del vino rosso”, sebbene avesse un nome, un cognome, sebbene avesse passato più tempo di chiunque altro all’interno di quel posto, sebbene avesse un’intera vita prima che iniziassimo a ricevere i nostri stipendi grazie alla presenza di persone come lei.

Forse per questo, ma ad un certo punto abbiamo iniziato a chiamarla col suo vero nome. Non lo rivelo qui, perché appunto, per rispetto.

 

Ci sono tante cose che non capirò mai, a proposito di S. So che i suoi genitori non abitano nella sua stessa città: viaggia in macchina, accompagnata dalla sorella che spero riesca a prendersene un po’ cura per quelle poche ore che la vede, per raggiungerli in campagna.

In quelle occasioni, deve fare una strada diversa rispetto a quella che copre per raggiungere i luoghi di acquisto di sigarette e alcool – che sia un pub, un bar, il supermercato, è in fondo un paese libero. Deve quindi mettere in discussione la sua routine, dare a sé stessa una giornata diversa, cambiare forse i suoi pasti – lo so che adora il pollo, maionese, noci; deve dormire, lavarsi, vestirsi, in posti diversi. Deve essere qualcun altro, anche se per poco, una manciata di giorni.

 

Ma non basta. Non la riesce a distrarre, convincere della possibilità di diventare quell’altra sé stessa per intero, sbarazzarsi delle sue cattive abitudini, dipendenze.

E così quando di ritorno, rientra nel pub, avvicinandosi piano al bancone, ma lo ordina velocemente, dato che sono un po’ di ore che ne sente il bisogno, di un bicchiere di vino rosso.

E io devo porgerglielo, dicendole qualche parola nel mio fiammingo sdentato. E a sentirsi chiamare con il suo nome, per intero, mi sorride sempre.

 

 

 

Advertisements

Number 8

A pink hole, a worm
it tells you where to kiss
it points you the gallantry
When was the last time you got lost?
Where were you?

It is the hole on my hand
that makes the harvest slides
and I think about the future,
I won’t face it today
today there is only the citrus on the lips
there is only a house, a cloud
Wait!
The box open
there come out
a Chimera
a butterfly
it bothers you when it lays on your nose
Don’t you realize that you are an insect as well?
That it is a human being?

Teach me again how to conduct my life
give me more scars on my arms
give me psychiatric drugs and alcool and coffee
without which
the afternoon doesn’t happen
Will you come tomorrow?
If I’m asking you
it’s because my ego has to be feeded
What did you expect?
We are social animals
It is about being social animals.

Numero 14

Piedi piantati su cotone acquamarina.
Se ti tieni salda non sentirai la scossa;
se ti tieni salda, non proverai dolore.

Sfilando e lasciando la presa,
aspettando che arrivi l’arancione caldo,
vomiti i nodi giù per lo scarico.

Ti asciughi le dita
dall’alcool della sera prima,
perchè un intero bicchiere
fa molto più male.

Aspettando con orgoglio
che il tuo nome venga pronunciato.
Aspettando i tuoi occhi
identificati in un riconoscimento facciale.

Sorriderai alla tua immagine,
te la prenderai con la sua somiglianza,
strofinerai fino a far uscire il bianco dei denti,
come il bianco della ceramica.

E ti tufferai di nuovo sotto l’acqua bollente,
come volessi raggiungere
il fondo dell’oceano.

E tenterai disperatamente di aggrappartici,
per realizzare che non v’è presa sulla sabbia.