Ho iniziato a scrivere

Ho iniziato a scrivere perché non gliene importava a nessuno.
A nessuno importava mi chiudessi in stanza, impugnassi penna e diario segreto e buttassi su carta pensieri che dovevano, a ragione o meno, venir perpetuati nella mia testa.

Ho iniziato a scrivere perché a nessuno importava spendessi ore ed ore nella revisione di un paragrafo, chilometri di carta ad elaborare schemi secondo i quali sviluppare personaggi in un racconto, interi pomeriggi o comunque più del necessario a struggermi davanti libri tanto belli quanto più famosi dei miei scritti.

Nonostante ciò continuavo a scrivere, e a crescere; a perdere fiducia nelle grandi e piccole cose, nella religione, nella politica, nella famiglia. E quelle pagine fitte di episodi irrilevanti, di vita quotidiana sono rimaste sempre le più oneste.

Nonostante tutto continuo a scrivere, con testardaggine, che abbia ragione o torto, che piaccia o meno, che mi faccia bene o mi distrugga, che mi porti alla miseria o alla fama. Sebbene, o proprio perché, sono ancora tanti a cui non gliene importa nulla.

Continuo a scrivere perché per me è la cosa più bella che esista: che nessuno possa mai entrarci in questo piccolo, complicatissimo universo che ho in testa.

E nel frattempo, ho scritto un libro.

«Ma dai, e di cosa parla?»
Come mi chiamo?
«È…una storia»
Bananescimmiedischivolanti.
«Racconta della preparazione di una cena tra membri di una famiglia le cui distanze e avvenimenti ne hanno danneggiato i rapporti. Si renderanno conto che il passato non è cosi’ facile da dimenticare…»
[…]
«Ne sto scrivendo un altro, sarà più bello».

Lo potete acquistare in libreria e online, quindi rimanendo comodamente in pigiama.