Numero 28

Ti penso mentre quest’areo discende,
infrange l’immensità di bianco fuori al finestrino,
il ronzio delle turbine mentre planiamo verso le chiese barocche,
sotto quella canzone che ascoltavo poggiata sulla tua clavicola.

Ti penso e con te il ricordo della strada battuta di fronte al cancello di casa tua,
quel giorno che avevo paura ci saremmo lasciati,
m’immaginavo legarmi contro le grate,
accendermi una sigaretta perché mi sarebbe venuto il vizio,
gridare contro i tuoi genitori,
tuo fratello,
il tuo cane,
tutti esterrefatti, che in fondo gli piacevo.

Ora ti guardo,
i miei occhi discendono sul caffè bollente che mi porto alla bocca,
grazie al cielo mi brucia la lingua
così da non poter fare altro se non osservarti
e sorriderti.