Herinneren

Tum, bam.

Passo.

Tum, bam.

Passo.

Tum, bam.

Passi, i piedi incerti sul terreno sdrucciolevole.

Tum, bam.

Passo, crollo ad ognuno.

Tum, bam.

L’epressione contrita sotto il ciuffo biondo – perfettamente liscio, quello delle donne fiamminghe.
Donne perplesse perché non ricordo la parola “ricordare”, e mi punto alla testa con il dito.

Tum, bam.

Freneticamente,

Tum, bam.

L’esplosione dei passi muti sul selciato,

Tum, bam.

Il frastuono delle parole che si accavallano,

Tum, bam.

“Herinneren”.

Occhieggio di sbieco il gruppo di ragazzi che urla sopra delle birre, pensano sia più vecchia della mia età.

Sarà il cappotto lungo.

Saranno i miei occhi acquosi, i segni sconosciuti attorno alle palpebre, le ciglia corte.

Sarà che mi stringo la borsa al petto, nonostante sia perfettamente al sicuro.

Tum, bam.

Saranno le sabbie mobili che mi inghiottono.

“So you want them shorter?”

Ma il taglio non sarà giusto, la parrucchiera con l’espressione contrita mentre smuove i miei capelli, nella speranza di farli diventare lisci.

Tum, bam.

“Het imperfectum, je moet dat meer oefening…”

L’insegnante di fiammingo che mi consegna il compito, sorridendo al prossimo alunno.

Tum, bam.

Per fortuna portiamo le maschere.

Tum, bam.

Anche lei ha i capelli lisci.

Tum,

Tumtum bam.

E la strada é sdrucciolevole e ci sprofondo ad ogni passo.

E mi conforta il pensiero di gravitare lontano, verso il centro della terra.

Quindici anni or sono, le mie prime poesie (parte II)

Un po’ di tempo fa avevo scritto un articolo che riportava delle poesie scritte, come il titolo del post suggerisce, quindici anni fa: alla dolce età di…dieci anni. Si dai, non sono poi cosi’ vecchia!

Ne avevo pubblicato quattro, con la promessa che ne sarebbe seguita una quinta. E come vola il tempo, che sono passati due mesi prima di riuscire a pubblicarla…

Ora capite perché ho voluto lasciarla da sola: è più lunga, complessa. Leggetela poi ne parliamo.

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Sebbene sembri un estratto di un libro di Nicholas Sparks, c’è una certa narrativa, uno sviluppo emotivo alquanto affascinante.
Pero’, parliamone: la citazione di Via col Vento alla fine? Che almeno la mia scelta non é ricaduta per altre frasi celebri del film…E poi, i gabbiani: animali maligni, possono permettersi di fare i loro “gridolini” quando invece la schiuma del mare si zittisce infrangendosi sulla riva? Che mondo strano.

C’è da dire pero’, il mio rapporto con il mare è sempre stato speciale. Avendo casa a Sabaudia ho passato tantissime estate li’. Ed era davvero il momento più felice dell’anno. Estate, per quale bambino non lo é? Gli odori che si sentono allora…Avete presente come erano forti? Come l’odore di quella crema solare che sentite ora, a distanza di anni, vi riporti con violenza, con ferocia ed inconsapevolezza, a quegli anni felici?

Felicità: che potrò essere malinconica in questa poesia, e che novità. Ma non sono triste.
Sono sulle braccia del vento, lontana da tutto. Cullata nei sogni, godo di quel rosa, quella tintura d’amore…quel tramonto sul mare é tutto: niente, nessun altro mi è necessario.

E che invidia ne provo ora…

 

Sempre vostra,

Hungerness

 

Numero 17

E c’è il calore di cento palazzi
il sudore della pausa
ed il fumo del principio
Il vetro da cui cola il rosa
e le spine che ti bucano le narici

E c’è un uomo con il suo colore
lo stesso colore aggrappato a un muro
che vuole dimenticare ma non si screpola
che ogni mattina risorge
e dà vita alla sua esistenza
e a quella di chi popola.