Numero 28

Ti penso mentre quest’areo discende,
infrange l’immensità di bianco fuori al finestrino,
il ronzio delle turbine mentre planiamo verso le chiese barocche,
sotto quella canzone che ascoltavo poggiata sulla tua clavicola.

Ti penso e con te il ricordo della strada battuta di fronte al cancello di casa tua,
quel giorno che avevo paura ci saremmo lasciati,
m’immaginavo legarmi contro le grate,
accendermi una sigaretta perché mi sarebbe venuto il vizio,
gridare contro i tuoi genitori,
tuo fratello,
il tuo cane,
tutti esterrefatti, che in fondo gli piacevo.

Ora ti guardo,
i miei occhi discendono sul caffè bollente che mi porto alla bocca,
grazie al cielo mi brucia la lingua
così da non poter fare altro se non osservarti
e sorriderti.

Numero 5

Bicchieri rotti, sei sorrisi che si stendono.
Schegge trapassano i cervelli;
ora il diavolo si può avvicinare e consigliare il piatto del giorno.

Un piede scivola fuori dalla sua casa.
E lei si avvicina.
Sulla panchina, si siede ed è l’anniversario
di quella che ero un anno fa,
delle magliette colorate dei comici.
Di quelle magliette che ti hanno fatto allontanare…

Il mio amore che sa di un frutto esotico.
Non c’è nient’altro che io possa offrire.
La mia ilarità pesa sulle guance
Mentre io accarezzo le tue,
son curvate di divertimento.

La sera si chiude,
l’amore è stato venduto all’asta.
Non è questa frase che mi suona familiare…
Sono i miei passi verso un’altra stanza,
che non mi appartiene,
che non sarà mai mia, né sua, né di lei.